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    L’ opera educativa di Don Bosco è stata una risposta alle povertà dei giovani dell’ottocento. Nella città di Torino (Piemonte – Italia), nel vasto campo aperto alle innovazioni che si stavano delineando grazie alla rivoluzione industriale, seppe con arte educativa cogliere le sfide dei giovani poveri, abbandonati e pericolanti e rispondere con saggezza pedagogica attraverso un messaggio profetico che comunemente viene definito appunto “Sistema Preventivo”.

    La volontà di prevenire esperienze negative che potrebbero compromettere le potenzialità del giovane o che lo obbligherebbe a lunghi percorsi di riabilitazione e di recupero, spingono Don Bosco ad iniziare una molteplicità di azioni e di opere al fine di rendere il giovane « buon cristiano e onesto cittadino ».

    Lasciandosi educare dai giovani e dalla convivenza con loro ha tratto i pilastri del suo metodo: le dimensioni umane (ragione) e spirituali (religione) che costituiscono entrambe l’uomo completo e l’amorevolezza (stile di relazione e generatore di energia di bene) che può riscattare il giovane dalla condizione di degrado e disagio.

    Si comprende perciò il nostro motto «Un mondo in cui ogni bambino, ogni giovane ha diritto ad un dignitoso avvenire».

    Il SP non è un metodo rimasto statico nelle categorie ottocentesche, ma viene riletto e attualizzato secondo le attuali letture pedagogiche e le sfide del mondo giovanile attuale. Tenendo presente l’orizzonte del metodo preventivo vengono rilette le categorie della reciprocità, della resilienza e dell’empowerment, che si pongono fortemente in dialogo con le esigenze educative delle bambine/i, adolescenti e giovani in difficoltà.

    L’essere umano è un rapporto e non in rapporto, quindi la reciprocità nelle relazioni si differenzia per uno scambio continuo di dare e ricevere dalle parti interessati senza togliere nulla alla loro personalità e dignità. Inizia quando si permette ad ognuno di essere se stesso, si da ampio spazio alla creatività, al dialogo, al confronto di criteri. Nella missione educativa, la reciprocità incoraggia l’espressione della ricchezza personale nella partecipazione e nella corresponsabilità.

    Per il recupero di persone ferite dalla violenza, dallo sfruttamento, dall’abuso sessuale, gli studi scientifici mettono in evidenza il successi della resilienza applicata a favore di bambine/i, ragazze/i in situazione di disagio. Intesa come capacità della persona di costruire positivamente la propria vita nonostante le situazioni avverse che incontra. È un’abilità umana che fa leva su risorse già presenti nella persona umana, ma non costituisce un atteggiamento spontanei. Essa va sviluppata, coltivata e promossa da una comunità che sostiene la persona nei suoi momenti critici, per sostenerla, incoraggiarla, orientarla a dare un significato agli avvenimenti.

    Accanto e in relazione alla reciprocità e alla resilienza, si trova un altro fulcro, l’empowerment, orientato a favorire la crescita costante, progressiva e consapevole della persona nelle sue potenzialità, favorendone anche lo sviluppo dell’autonomia e del senso di responsabilità. Il concetto di empowerment si fonda sulla natura e dignità di ogni persona, ne richiama il dovuto rispetto e la necessità di aiutarla a rendersi responsabile della convivenza umana. Gli interventi formativi centrati sull’empowerment non solo aiutano ad aumentare il senso del potere personale del soggetto, ma anche la sua capacità di leggere la realtà che lo circonda, individuando condizionamenti e opportunità.

     

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